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Sala 8 - ESCAVAZIONE del MARMO

Il marmo è un prezioso elemento identitario di questo territorio. Le ricerche archeologiche ci testimoniano di attività presenti già nelle epoche etrusca e romana e sicuramente intorno al Mille nelle cave più vicine alla Via Francigena. Fra il Trecento e il Quattrocento le cave di marmo versiliesi fornirono materiali per le chiese e i palazzi di Pisa, Lucca e Genova.

Nel 1513, dopo aver assegnato la Versilia ai fiorentini, papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, ordinò a Michelangelo Buonarroti di utilizzare i marmi estratti nei monti di Seravezza per la facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze e di realizzare la strada dalle cave al mare. Proprio la costruzione di questa strada, impegnò Michelangelo dal 1518 al 1520 tra mille difficoltà. La costruzione della strada subì continui rallentamenti e quando finalmente i primi marmi giunsero a Firenze, nel 1521, il progetto della facciata ormai era stato abbandonato.

La strada fu completata solo nel 1567 grazie a Cosimo I de’ Medici e nel 1569 il primo blocco di marmo raggiunse la valle.

Dopo alti e bassi, negli anni '20 dell'800 le attività legate alla lavorazione del ferro entrarono in crisi a causa della concorrenza, autorizzata dal motuproprio granducale del 16 novembre 1829, che liberalizzava l'introduzione in Toscana dei prodotti lavorati all'estero. Le ferriere allora furono progressivamente convertite in segherie per la lavorazione del marmo e i piazzali cominciarono ad essere animati dagli scalpellini intenti a riquadrare i blocchi e le lastre. 

Nell’arco del ventennio tra il 1820 al 1840, l’attività  di estrazione e lavorazione del marmo spiccò letteralmente il volo, divenendo uno dei traini dell’economia Versiliese. 

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